Celebrazione dell’apertura della Porta Santa al Santuario
Celebrazione dell’apertura della Porta Santa al Santuario

Mercoledì 8 dicembre alle ore 16 nel Santuario Madonna delle Lacrime di Treviglio è stata aperta la “porta santa”. La celebrazione è stata presieduta dal vescovo mons. Erminio De Scalzi, abate della basilica di Sant’Ambrogio a Milano e vescovo ausiliario dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini.

Dopo i riti introduttivi, il vescovo si è recato per l’apertura della porta sul sagrato del santuario di via fratelli Galliari, sotto una suggestiva nevicata. La Messa, che ha visto anche la presenza delle autorità cittadine, è stata concelebrata da mons. Norberto Donghi, da tutti i sacerdoti della Comunità pastorale e da diversi religiosi della città

Nell’omelia, dopo aver salutato le autorità sedute nelle prime panche del Santuario e dopo aver ringraziato il prevosto, mons. Norberto Donghi, per l’invito alla celebrazione, De Scalzi ha detto che «con questa celebrazione, Treviglio entra in un particolare tempo di grazia. Quest’anno si ricorda il 500enario del Miracolo della Madonna delle Lacrime che è venerata in questo Santuario in una tradizione plurisecolare che supera anche i confini della città di Treviglio e della diocesi di Milano». Per ricordare quel pianto che salvò la città dalla distruzione, ha aggiunto, «Papa Francesco, cui va tutta la nostra gratitudine, ha voluto dare alla città per l’anno giubilare il dono dell’indulgenza per dischiudere a tutti i fedeli il tesoro della misericordia di Dio». Il giubileo sarà «un evento eminentemente spirituale che ci chiede una fede personale sempre più convinta. Sarà un anno ricco di eventi ecclesiali e civili che ci aiuiteranno a vivere un cammino di speranza per futuro». In particolare, dopo «l’inedita tribolazione della pandemia che ha travolto la nazione e in particolare a Treviglio ha fatto molte vittime. Ci auguriamo che abbia fine e l’anno santo contribuisca a dare a tutti un desiderio di futuro e novità».

L’apertura della porta santa in Santuario, ha aggiunto, «è un simbolo forte. Chiunque entrerà da quella porta si soffermerà in silenzio in preghiera, riceverà la Riconciliazione e l’Eucaristia, sperimenterà la paternità di Dio, senza la quale la fraternità degli uomini non ha rgionevole sostegno. Verremo qui in Santuario per un colloquio sincero e affettuoso con il Signore, nella consapevolezza che trovare il tempo per il Signore è crescere in umanità, cosa di cui noi e la società abbiamo bisogno».

La presenza di una porta, ha detto De Scalzi, «implica l’entrare e l’uscire. Entrare significa trovare accoglienza, il calore di una casa, l’affetto di un abbraccio con Dio, specie per chi manca da tempo da questa casa. Poi però occorre uscire per riprendere il cammino con l’impegno di rinnovare il proprio stile di vita e renderlo sempre più evangelico. Sperimentata la misericordia di Dio, questa va portata nella vita di tutti i giorni». Perché, ha aggiunto, «nessun rito ci può dispensare dall’amare. Nessuno può dispensarsi dall’uscita della porta, pena rendere l’ingresso un rito vuoto». In questo, «ci aiuta Maria, che oggi la liturgia ricorda all’inizio dela sua esistenza quando è preservata da ogni macchia di peccato. L’immacolata concezione è lo spazio umano intatto, incontaminato dal male e dal peccato che accoglie in questo mondo il figlio di Dio».

Siamo chiamati «a sostare in contemplazione davanti a Maria, creatura splendida e bella oltre ogni paragone. Non bella della bellezza transitoria che spesso viene cantata dal mondo, ma sostanziale, interiore, che però credo abbia avuto il suo riflesso anche nel volto di quelsta donna di Nazareth».

«Di questa bellezza abbiamo tutti bisogno. Una bellezza che appartenga innanzitutto alle nostre vite, ai nostri ambienti dove spesso regna il degrado, alle nostre chiese. Voi di Treviglio siete fortunati ad avere un santuario così bello, ma la bellezza appartenga soprattutto alle relazioni». In questo tempo di pandemia, ha aggiunto, «il virus ha rasformato profondamente le nostre relazioni, ma abbiamo capito quanto siano importanti gli altri, gli affetti. Le relazioni ci sono mancate come l’aria, come il respiro. Questa festa diviene allora occasione per noi di essere consolati, indennizzati dallo squallore di certo mondo, dalle bruttezze che di questi tempi feriscono i nostri sguardi e i nostri cuori».

Oggi, ha concluso, «ognuno di noi viene come guidato a guardare le proprie capacità di generosità e bontà che Dio ha nascosto in ogni uomo. Dio ha crato l’uomo capace di un immenso bene. Il bene è possibile, il male non è invincibile». E dunque la Madonna «e in particolare la Madonna delle Lacrime invita stasera tutti a purificare il cuore e a prepararci ad essere, in questo anno giubilare, degna dimora che accoglie il Signore Gesù».

Alla conclusione della Celebrazione Eucaristica, il parroco della Comunità pastorale Madonna delle Lacrime di Treviglio e Castel Rozzone, mons. Norberto Donghi, ha ringraziato il vescovo e ricordato che «da subito ci è parso che l’evento dei 500 anni non si potesse esaurire nel breve tempo della Novena e della festa, non nel 2022. Da subito ci era sembrato importante che l’occasione non fosse solo commemorativa. L’anno santo ci fa cogliere che la fiducia in Maria dei nostri padri è ancora attuale».

In questa Eucaristia, ha aggiunto, «molte cose hanno avuto un valore simbolico. La porta santa, innanzitutto: ci ricorderà per 401 giorni che Cristo è colui che dobbiamo attraversare, assumendo i suoi pensieri e sentimenti». Altro valore simbolico hanno «le ostie di questa Eucaristia: sono state fatte da alcuni carcerati di Opera. Mani che si sono macchiate di sangue, oggi creano il Pane della vita. È un grido di conversione». Infine, «il calice utilizzato durante la Messa, fatto con oro e preziosi dei fedeli donati a Maria».

Mons. Donghi ha anche annunciato di aver ricevuto la comunicazione ufficiale dal Vaticano che Papa Francesco ha invitato i trevigliesi e i castelrozzonesi a un’udienza speciale sabato 23 aprile alle ore 12 in Vaticano, il sabato dopo Pasqua. Nei prossimi giorni saranno date le informazioni per le iscrizioni: l’idea è, per i 500 anni del Miracolo, di portare a Roma almeno 500 fedeli. Ci sarà comunque spazio per tutti: la sala dell’udienza ospita fino a 7mila persone.